Comprendere come aprire una partita IVA rappresenta uno dei primi passaggi fondamentali nel momento in cui si decide di avviare un’attività di vendita online. Quando si parla di ecommerce, infatti, gli aspetti fiscali e burocratici diventano centrali sin dalle fasi iniziali del progetto. Nonostante questo, le informazioni disponibili sul tema risultano spesso poco chiare o contraddittorie.
In questo articolo analizziamo in modo strutturato cos’è una partita IVA, quando è obbligatoria per vendere online, quali regimi fiscali esistono, quali sono i costi da sostenere e quali passaggi seguire per aprirla correttamente nel 2026, senza fare riferimento a brand o servizi specifici.
Cos’è la partita IVA
La partita IVA, acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto, è stata introdotta in Italia con il DPR 633 del 26 ottobre 1972 e rappresenta un elemento essenziale per l’esercizio di un’attività economica abituale. Si tratta di un tributo applicato al valore che un bene o un servizio acquisisce nelle diverse fasi della produzione e della distribuzione.
Dal punto di vista strutturale, la partita IVA è composta da 11 cifre. Le prime sette identificano il contribuente, le tre successive individuano l’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate, mentre l’ultima cifra ha funzione di controllo per verificare la correttezza dell’intera sequenza numerica.
Oltre a identificare univocamente il soggetto che svolge l’attività, la partita IVA consente di emettere fatture, versare le imposte dovute e adempiere agli obblighi previdenziali previsti dalla normativa italiana.
Tipologie di partita IVA e regimi fiscali
Nel sistema fiscale italiano esistono tre principali regimi ai quali può essere associata una partita IVA. La scelta dipende da diversi fattori, tra cui il volume d’affari, la struttura dell’attività e la posizione fiscale del contribuente.
Il regime ordinario è generalmente adottato da società strutturate e da imprese o professionisti che superano determinati limiti di fatturato. Le soglie sono fissate a 500.000 euro per le prestazioni di servizi e a 800.000 euro per le altre attività.
Il regime semplificato è riservato alle attività che rimangono al di sotto di questi limiti di fatturato e prevede adempimenti contabili meno complessi rispetto al regime ordinario.
Il regime forfettario, invece, è pensato per liberi professionisti e piccole imprese, soprattutto in fase di avvio. Nel 2026 il limite massimo di fatturato per accedervi è pari a 85.000 euro annui. Questo regime si distingue per una gestione fiscale più semplice e per un’imposta sostitutiva agevolata, ma non consente la deduzione analitica dei costi.
Nel caso di un ecommerce di dimensioni ridotte o in fase di start-up, il regime forfettario risulta spesso la scelta più conveniente, a patto di rispettarne i requisiti.
Quando è obbligatoria la partita IVA per un ecommerce
La vendita online è regolamentata dalla stessa normativa che disciplina il commercio tradizionale. Il commercio elettronico, infatti, non costituisce una categoria autonoma dal punto di vista fiscale, ma rientra a pieno titolo nelle attività commerciali.
Un errore piuttosto diffuso riguarda la presunta soglia dei 5.000 euro di fatturato al di sotto della quale non sarebbe necessario aprire la partita IVA. In realtà, la normativa italiana non basa l’obbligo sull’importo dei guadagni, bensì su due criteri fondamentali: abitualità e continuità.
Se un’attività economica viene svolta in modo abituale e continuativo, anche per un periodo superiore ai 30 giorni complessivi nell’arco dell’anno, l’apertura della partita IVA diventa obbligatoria. Al contrario, un’attività occasionale, di durata limitata e non ripetitiva, può essere svolta senza partita IVA, anche in presenza di compensi superiori a 5.000 euro, fermo restando l’obbligo di versare i contributi previdenziali sulla parte eccedente.
Chi apre un negozio online viene quindi considerato a tutti gli effetti un commerciante e, di conseguenza, è tenuto ad aprire la partita IVA e a rispettare tutti gli adempimenti fiscali e contributivi previsti. Questo vale anche per chi intende vendere verso l’estero, per cui è necessario prestare attenzione anche alle normative europee applicabili.
Come aprire una partita IVA per ecommerce
L’apertura di una partita IVA per vendere online richiede una serie di passaggi ben definiti, che devono essere seguiti con attenzione per evitare errori o ritardi.
Il primo step consiste nell’individuazione del codice ATECO corretto, ovvero il codice che identifica l’attività economica svolta. Per il commercio al dettaglio via internet esiste un codice specifico che deve essere indicato in fase di apertura.
Una volta individuato il codice ATECO, è necessario verificare i requisiti e gli eventuali adempimenti richiesti, che possono variare in base alla normativa nazionale e a quella locale del Comune di riferimento.
Il passaggio successivo riguarda la scelta del regime fiscale e del profilo contributivo. Questa decisione deve tenere conto delle previsioni di fatturato, della situazione lavorativa del contribuente e delle limitazioni previste per ciascun regime, in particolare per il forfettario.
Dopo aver definito questi aspetti, è obbligatoria l’iscrizione alla Camera di Commercio, che comporta il pagamento di diritti di segreteria, bolli e di un diritto annuale.
È inoltre necessario presentare la SCIA, ovvero la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, al SUAP del Comune competente. Questo passaggio serve a comunicare formalmente l’avvio dell’attività commerciale.
Infine, il titolare dell’ecommerce deve iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS per il versamento dei contributi previdenziali obbligatori.
Aprire la partita IVA online
Per chi desidera ridurre tempi e spostamenti, è possibile aprire la partita IVA anche tramite procedura telematica. L’invio della documentazione può avvenire attraverso i servizi online dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando i moduli previsti per le persone fisiche o per le società.
In alternativa, resta valida la possibilità di presentare la domanda in forma cartacea presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.
Quanto costa aprire una partita IVA
L’apertura della partita IVA, in sé, non comporta alcun costo diretto. Tuttavia, esistono spese obbligatorie legate alla gestione dell’attività.
Nel caso del regime forfettario, i principali costi sono rappresentati dall’imposta sostitutiva, pari al 15% del reddito imponibile o ridotta al 5% per le nuove attività che rispettano determinati requisiti, e dai contributi previdenziali INPS.
Per gli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti, i contributi fissi annui ammontano a circa 3.850 euro per redditi fino a 15.953 euro, da versare in quattro rate. Per redditi superiori a questa soglia, è prevista una contribuzione aggiuntiva pari al 24% sulla parte eccedente. Nel regime forfettario è possibile richiedere una riduzione del 35% dei contributi previdenziali.
Emissione delle fatture per la vendita online
Per quanto riguarda la fatturazione, la normativa prevede alcune semplificazioni per gli ecommerce. Non è obbligatoria l’emissione del documento commerciale per ogni vendita.
Nel caso di clienti privati, la fattura viene emessa solo su richiesta. Nei rapporti con clienti aziendali, invece, l’emissione della fattura è sempre obbligatoria.
Dal 2019 è in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica, che si applica anche alle attività di commercio elettronico. Restano invariati, inoltre, gli obblighi relativi alla tenuta del registro dei corrispettivi.
Una corretta pianificazione fiscale e un business plan realistico consentono di affrontare l’avvio di un ecommerce con maggiore consapevolezza, evitando imprevisti e valutando con precisione costi, imposte e contributi.
Foto di Bruno Kelzer su Unsplash
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